• Non tutti sanno che

La tecnologia al servizio della sicurezza non solo privata, ma globale.

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Le attività di impresa sono permesse e incoraggiate dalla legge perché sono un servizio alla società piuttosto che fonte di profitto per i suoi proprietari” è una massima famosa del giurista americano Edwin Merrick Dodd.

 

Possiamo attribuire al principio espresso in questa frase l’inizio di una piccola rivoluzione nel mondo delle imprese private, cominciata appunto negli USA. Quella delle società benefit, in cui il profitto è legato ad uno sviluppo sostenibile dell’impresa, cioè:

  • Con un impatto positivo sulla società e sulla biosfera
  • Che persegue una o più finalità di beneficio comune
  • Che mira a raggiungere tali obiettivi in maniera trasparente, responsabile e sostenibile.

green box

Il diventare società benefit vuol dire quindi riconoscere il proprio ruolo nella società e contribuire attivamente al miglioramento del benessere della comunità e dell’ambiente.

 

Sull’onda di questa idea è plausibile che assisteremo ad un cambiamento riguardante le funzionalità e il ruolo delle scatole nere, uno strumento accessorio alla sicurezza a bordo dei veicoli di cui abbiamo già trattato in passato.

 

Si, perché proprio uno strumento che ora è tanto diffuso (l’Italia è in testa in Europa in quanto numeri di autovetture in cui si trova a bordo) potrà dimostrarsi fondamentale nel miglioramento dell’urbanistica delle grandi città e nella lotta all’inquinamento atmosferico.

 

Questa iniziativa è promossa da The Urban mobility council, un board di esperti promosso dal Gruppo Unipol, che nel corso del loro ultimo incontro ha evidenziato come l’utilizzo dei dati che le scatole nere raccolgono possano essere utilizzati per “pianificare politiche efficaci per la gestione del traffico veicolare e per limitare l’inquinamento”.

 

Stefano Genovese, coordinatore del board e Capo degli affari pubblici ed istituzionali di Unipol, considera fondamentale il contributo che le opportunità generate dall’economia dei dati potranno dare alla società e all’ambiente. L’obiettivo alla fine è quello di fare “scelte più efficienti ed economiche per adottare una transizione nella mobilità che sia a misura di ciascuno e, proprio per questo, accettata da tutti”.

 

Essenzialmente l’idea è quella di trasformare le black box in delle green box, degli strumenti che possano essere fondamentali nella gestione del traffico e nella riduzione delle emissioni inquinanti. Le amministrazioni pubbliche potrebbero quindi rivedere le proprie politiche di gestione degli accessi urbani in base non più solo alla tipologia auto, ma anche in base alla frequenza di uso, ai km percorsi, allo stile di guida, al suolo occupato dall’auto (quindi alle dimensioni).

 

Il mondo dell’assicurazione si dimostra ancora una volta all’avanguardia nel volersi prendere cura del benessere delle comunità in cui operano. E se assicurazioni e mobilità urbana sono sempre stati strettamente legati, è fondamentale che gli sforzi delle grandi imprese private si rivolgano a migliorare proprio le dinamiche e la salute delle città che sono il panorama quotidiano di migliaia di imprenditori e dipendenti.